luglio, 2010

  1. Partecipa al film di Google!

    luglio 22, 2010 by Andrea Infusino

    http://www.google.it/intl/it/landing/youtube/lifeinaday/ è l’indirizzo del nuovo progetto di Google: descrivere con un video una giornata sulla Terra e si tratta di un esperimento per creare il primo lungometraggio generato totalmente dagli utenti. (Una risposta al nuovo Film su Facebook?)

    I cortometraggi più validi verranno montati in film e prodotti da due grossi nomi del cinema internazionale: Ridley Scott alla produzione e Kevin Macdonald alla direzione.


  2. Accorgimenti per il link building

    luglio 16, 2010 by Andrea Infusino

    Credo che tutti noi quando ci accingiamo a posizionare un sito oltre a recuperare nella nostra memoria un papello di tecniche da adeguare ed adottare al contesto, passiamo prima o poi, anzi periodicamente, alla costruzione di una rete di link verso le pagine del sito.

    Già nella, doverosa, premessa si evince come si parla di link alle pagine e non link al sito, questo per ricordarci come una buona costruzione di link passa attraverso l’accrescimento di popolarità delle varie sezioni di un sito. Infatti sarebbe innaturale che alcuni contenuti indicizzati non ricevessero tanti link quanto gli altri, altrimenti può sembrare un linking troppo interessato e rischiare di scendere anzicchè salire!

    Per cui ho riflettuto un attimo e mi sono chiesto quali potrebbero essere degli spunti carini con cui partire una campagna di link building e cosa cerca di non dimenticare mai (aggiungete più spunti che potete, se volete, essi sono ben accetti!).
    Alla riflessione è seguita la considerazione che un link è un consiglio, così come mi piace affermare in diverse sedi online e offline: consigliare bene ed essere consigliati è importante e va fatto con consapevolezza, senza automatismi a mio avviso -e non solo-.

    Comincio col dividere la lista in due: c’è una parte di link, quelli detti inbound, che provengono dai siti esterni e una parte che vengono dal sito, internal link. Più che riflettere sull’importanza del marchiare questi tipi di link, pensiamo piuttosto a cosa significano e immaginando anche per un solo istante quante siano le sfaccettature del primo e del secondo, faremo notte!

    Infatti c’è chi si interroga, a ragione, sull’importanza dei link che provengono dai social network. Leggo nell’intervista  Social ad Alessandro Sportelli, fatta da Arturo Salerno (SEMSEO) della possibile e nuova accezione dei link quando si parla di twitter o di Facebook. Per cui valutiamo queste opzioni e ricordiamoci sempre di essere aperti al concetto di link, consigliare, più che di mero codice HTML da stampare in tutti i siti del web!

    Partiamo con alcuni spunti per i link in ingresso:

    1. Studia sempre la reputazione del sito che ti linka. Cosa fà la reputazione di un sito? Beh così su due piedi non saprei risponderti. Penso però che la reputazione sia fatta da una serie di fattori come l’audience a cui si risolve, il modo in cui vengono trattati gli argomenti, la diffusione del brand su altri siti, la grafica e l’interazione col pubblico, la presenza sui social networks, nonchè fattori più quantitativi come dettagli di traffico e di link in ingresso, che possono essere visti per mezzo dei più disparati strumentini SEO in circolazione!
    2. Rapporto tra numero di link e numero di pagine di chi ti linka. Siamo sicuri di avere di fronte un sito che ha una giusta proporzione tra link e pagine? E’ una domanda importante in quanto spesso troppi link non è un bene, anzi meglio pochi ma buoni! Inoltre se consideri di inserire il tuo link tra altri 3, il navigatore potrebbe cliccarti. Ma tra altri 300 difficilmente lo troverà! Quindi perderesti sia un vantaggio in termini di posizionamento, per non dire Pagerank, ma anche in termini di sito referente, il che non è poco. Pensa di avere un blog che parla di iPhone e voler trovare link utili per i tuoi articoli che trattano i prezzi dell’iPhone e le offerte iPhone. Hai trovato un partner che tratta l’iPad. Convieni con me che un navigatore che legge di iPad potrebbe essere interessato anche alla lettura sull’iPhone? Pensa ora se il blog iPad fosse visitato da 1000 utenti unici al giorno e sul sito ci sono 3 link in uscita. Facciamo finta che 1/3 di loro esca dal sito tramite referral. Quindi sarebbero 300 visitatori che mediamente visitano i link, per cui 100 visitatori per 3 link. Ma se i link fossero 300, allora avrei un rapporto pessimo. Sul web non funziona così meccanicamente. Però…quasi! Questo esempio leggilo anche alla luce di un outbound link verso un sito esterno ma attinente, ed attinente è la parolina magica.
    3. Qualità dei link in ingresso del sito. Chi vuol essere considerato un sito spammoso? Nessuno. O meglio, nessuno che accetti di essere linkato da risorse non attinenti e anzi borderline. Quindi come ti guardi tu dal procacciare link al tuo sito da pagine inutili, controlla che il tuo amico faccia lo stesso prima di chiedergli un link!
    4. Quantità del testo e quantità di link in una pagina. Mi piacerebbe fare un altro esempio del mondo offline. Quando apri un libro, leggendo tra le pagine capita di trovare delle note in basso. Immaginate se il testo fosse 10 righe e le note 2. Bene, leggerei il discorso e capirei gli approfondimenti senza distogliermi dal concetto principale espresso, o dal racconto. Ma se fossero 2 righe di testo e 10 di note? Le cose sono due. O capovolgi il libro, o ti perdi nella lettura trovando più rimandi di quanto ti aspetti e quasi quasi dici: “ok, mi leggo solo i rimandi e anzi se mi portano a leggere altri libri tanto meglio!”. Scambia note con LINK e libro con SITOWEB.
    5. Varietà delle anchor text. Su questo bisogna sempre fare attenzione, anche se posso affermare che non è sempre un 50-50. Qui entra in gioco la capacità di saper comprendere il prodotto/servizio che stiamo promuovendo ed ottimizzando e quindi avere in mente quella nuvola di parole chiave e concetti che possono rendere vario, perciò più naturale, l’attività di scrittura delle anchor text dei link verso il nostro sito. Anche perchè capita che concentri tutto sul title, però anche il testo nella pagina può, anzi deve, giocare un ruolo nell’apparizione della tua pagina nelle SERP.
    6. Pagerank e Alexarank. Come non citare questi due fattori blasonati. Beh se vuoi considerali, non è di certo un male. Ma tutti sappiamo bene che il Pagerank sta valendo un pò meno col tempo e anzi a volte si è letto che andasse in pensione, mentre il secondo è un dato statistico e non rappresenta un certificato di traffico e gradimento di un sito. Detto ciò non escluderli, ma accompagnali all’analisi di traffico con altri strumenti. Non voglio fare elenchi di tools adesso, ma giacchè parliamo di SEO… puoi cercarteli su Google, ce ne stanno tanti :)
    7. Bilanciamento e numero di link dofollow e nofollow della pagina che ti linka. Qui voglio raffinare il concetto già espresso ai punti precedenti. Sebbene l’azione di scegliere quali link siano no o do follow sia un’azione di fino che in alcuni casi può essere erroneamente trascurata o automatizzata tagliando un pò di quà e un pò di là, è importante notare un certo bilanciamento logico. Non è solo un beneficio diretto al link che ricevi, pensando ad esempio al numero e al tipo di risorse linkate, ma anche sintomo che la persona presta attenzione a questa attività.
      I CMS svolgono un’attività importante a supporto dei webmaster ma uno che si rispetti deve comunque trovare il suo modo e la sua giusta configurazione. I siti non sono tutti uguali, quindi non possono essere uguali i modi di linkare!

    Beh gli altri consigli li darò la prossima settimana. Apparirò dai fumi di una cocente serata di luglio! :)


  3. Facebook: un caso di social spam intrinseco

    luglio 12, 2010 by Andrea Infusino

    Eccoci qui a parlare di nuovo di Social Networking. Oramai questa frase fà banco in molti contesti attuali e futuri, di certo.

    Ma quello che rivendicavo giorni fà, con un linguaggio e un modo un pò dubbi e altalenanti, è quello che ho notato, e sicuramente altri prima di me, sulla piattaforma social blu: lo spam intrinseco.

    Per Spam Intrinseco intendo tutte quelle possibili attività, azioni e funzioni che consentono al singolo utente di diffondere troppo ampiamente la propria voce: la troppa facilità con cui si riesce a raggiungere le persone mi sembra, non è poi un valore così tanto aulico. (Per citarne alcuni: mi sono ritrovato aggiunto ad eventi di carattere politico da persone che non conosco, che non sono amici di amici e per giunta ho impostato il mio profilo come non raggiungile dalla ricerca).

    Ora, mentre scrivo, penso un attimo alla mia attività offline, di essere umano e la considero comparabile con quella dell’essere umano medio e penso: “E’ così facile come su Facebook, stringere amicizia e parlare con una persona nella realtà?“. La risposta mi pare abbastanza ovvia, ed essere “Certo che no. Il mondo offilne è lento e per stringere un’amicizia devi prima imparare a capire chi hai di fronte, cosa gli piace e cosa no.” Sul social network blu è l’inverso. Prima diventi amico con un tale e poi gli clicchi il “mi piace”.

    Certo, non voglio mica rinnegare le possibilità di interconnessione tra le persone in diversi punti del globo, con le mie affermazioni… ma certe esagerazioni, mi sembrano aver un pelino stancato, almeno me.

    Dopo esser stato fautore di alcuni profili, gruppi e movimenti (di test e previsti fallimentari) di massa ho capito quanto sono stato scemo a credere che la massa sia valore. La massa, invece, è peso. E’ un peso del quale ci si deve scrollare, perchè sta lì la bassa qualità del prodotto. Da questo punto di vista, critico Facebook, che ha permesso e permette il fiorire di entità (chiamali gruppi, fanpage e quant’altro) di massa piuttosto che Twitter, ancora un pò controverso ma col sistema del following riesce a filtrare meglio, sia da questo punto di vista più pulito. Così come penso a LinkedIn che almeno quando aggiungi un contatto ci prova a chiederti che tipo di relazione hai con il nuovo contatto, anche se lì puoi aggirarlo ugualmente.

    Ad aggravare questo mio giudizio negativo c’è una constatazione che mi è risultata lampante dopo uno dei miei periodici momenti di pulizia del profilo Facebook: la possibilità di rimuovere e/o gestire amici ed iscrizioni.

    Come detto sopra, mi sento un utente medio, nè un guru nè un idiota. Per cui ho trovato molto farraginoso il processo di rimozione degli “amici” che per inciso dovevo andare a visitare uno ad uno. Quando li aggiungi ce li hai quattro a quattro, se non di più. A questo aggiungi la scemenza delle impostazioni sulla privacy sempre aggiornate e in mutamento. Là dove Facebook è veloce è anche molto lento, infatti la privacy è sempre quel solito faldone da leggere che diciamoci la verità non legge nessuno ma se poi succede qualcosa “ah… perchè non hai letto il documento sulla privacy?”.

    Vedo, in sostanza, una serie di azioni indirette che rendono la piattaforma e il suo uso canalizzate non secondo il modo che l’utente vuole, ma secondo quello pianificato da zio Zucky secondo il vecchio paradigma “iscriviti che mi vendo i tuoi dati”, così come accade per gli ebook -che mi hanno proprio scocciato e ancora trovi lì le landing pages dei guru…-.

    Certo, su qualcosa bisognerà pur far leva e business. Però il mio pensiero trova sfogo solo nel confronto e nella comprensione del mezzo. Dopotutto, credo sempre di più ma se mi correggete imparo qualcosa anch’io -visto che per voi ho così tanto da imparare-, che il web amplifica e riscopre quello che c’è già di umano (e non automatico) nel mondo offline (le migliori idee del web, sono semplici idee fatte bene e mutuate dai gesti della nostra quotidianeità. Facebook non è da meno,  ma io lo ribattezzerei HypocrisyBook).