gennaio, 2011

  1. Google e lo spam: ecco perchè a Google piace lo spam

    gennaio 31, 2011 by Andrea Infusino

    Ogni volta, nelle prime battute del mese di gennaio, si leggono post dai siti che trattano il tema del SEO i buoni propositi per l’anno nuovo: creazione di una to-do list delle attività migliori, quelli che sono i trends da seguire, negli ultimi periodi anche la direzione da prendere in materia di social media e di mobile.

    Tutte belle parole e buoni propositi, che però ancora oggi nel 2010, si devono scontrare con un tema molto controverso, personalmente oserei dire leggendario: lo spam.

    Ma… cos’è lo spam?
    L’evoluzione della specie fà si che un essere vivente per adattarsi alle condizioni dell’ambiente in cui vive muta, suo malgrado. Muta per ragioni di sopravvivenza, per portare avanti la propria esistenza e quella dei propri figli passandogli, pian piano, delle caratteristiche che viste in un periodo più ampio hanno una connotazione più marcata.
    Ma non mi sto riferendo allo spam, adesso, ma a chi ha fatto del SEO una passione e/o un lavoro, o almeno parte di esso.

    Ecco che definire lo spam diventa una pratica assai più sottile, tanto più lo si cerca di definire in un determinato periodo storico della tecnologia come quello attuale, gennaio 2011. E’ un insieme di tecniche? E’ uno stile di vita? E’ un modo di essere? E’ tutto o niente?

    Sembra che l’accezione più diffusa e condivisa del concetto di SPAM sia quello di “un qualcosa di non desiderato, forzato e privo di interesse”. Almeno da quello che rilevo guardandomi attorno. Ma credo che questa considerazione debba abbracciare come minimo la definizione di piattaforma su cui si attua, perchè da questo ne possono derivare una serie di ramificazioni, ed altrettante accezioni, che sono ormai all’ordine del giorno.

    Mi è capitato, lavorando su un progetto di comunicazione atraverso il social media, di avere a che fare con una pagina fan da popolare di contenuti. Bene, parliamo con la redazione, stabiliamo una linea condivisa, decidiamo cosa fare quando un utente ci chiede qualcosa, quali risorse segnalare, cosa valorizzare del sito ad essa collegata e quali contenuti condividere.
    Ecco che, per una serie di motivi tra cui alcuni anche legittimi, ti ritrovi con un feed automatico e poco più di una proposta “invitiamo i nostri amici, e poi gli amici degli amici e facciamo circolare la cosa”.

    Beh allora ecco che una strategia sbagliata su una pagina fan di facebook si tramuta da opportunità a SPAM: notizie pompate, indesiderate, impersonali sono spam!

    Ti lanci su Twitter: follow friday, follow back, buongiorno, buona sera, condividi immagini, post, commenti gli ultimi trending topic o quello che passa offline, becchi consigli e consigli tramite la ricerca di twitter, aggiungi nuovi amici e approfondisci con l’interazione.
    Bene, feed automatico. Altro spam.

    Ne cito un’altra: apri un blog, come questo ad esempio, lo tiri su con link, cerchi contenuti interessanti da ripubblicare, aggiungere punti di vista, lavorare sulla sua popolarità su altri siti e sui social networks, cerchi di farti un nome… e poi? Ti ritrovi 900 commenti automatici tra cui alcuni che risaltano particolarmente all’occhio, e che ti danno il “La” per scriverci su :P

    Trovi che delle vecchie dicerie sono vere, e non sono poi così vecchie, ti trovi un elenco di commenti che fanno capo a siti più o meno popolari, ma con testo ottimizzato, email verosimili. E ti chiedi “perchè lo fai?” -disperata ragazza…-

    Lo fanno, lo si fà, lo si continuerà a fare perchè c’è qualcuno che te lo permette. Ancora una volta non conta partire e proseguire bene, ma tirare la corda ed evidentemente si è capito che questa corda è d’acciaio e non si romperà facilemente, pena -evidentemente- la rottura del giocattolo globale: Google -e ora, bannami-. Perchè te lo puoi permettere dove lo strumento è meno personale, più automatico, ovvero su un motore di ricerca, mica su un social netowork: e qui che entra in gioco il doppiogioco -cacofonia voluta-.

    Vi mostro ora un’immagine che ritrae i commenti di spam simil-vero che ho ricevuto. Voglio prima fare alcune precisazioni:

    1- non guadagno niente dalla pubblicazione di questo post, anzi decreterà soltanto ulteriore impopolarità per chi come me lavora con olio di gomito e suda ogni giorno ogni centesimo

    2- non ce l’ho con nessuno in particolare, se non col fatto che ancora una volta il lavoro pulito NON paga

    3- se te la senti, puoi usare questa tecnica, ho visto blogger che ci sono cascati e hanno regalato links a questi SEO che sono persone come noi, in mezzo a noi

    4- nonostante tutto mi ostino a continuare sulla strada buona per una scelta personale e professionale. Il mio marchio è la mia passione e se anche ora sono molto stanco e moralmente a terra, non riesco ad esimersi dall’appassionarmi e dal continuare a fare le cose con onestà, soprattutto sui social dove qualcuno che ha voglia di social-izzare ancora c’è…

    Ecco la lista, crocifiggetemi:

    Ai proprietari dei siti elencati, che ritengo sicuramente in buona fede al 100%, consiglio di trovare altre stragie/collaboratori perchè questo se anche possa portare ad un certo posizionamento non giova all’immagine. Ho omesso gli indirizzi IP per motivi di privacy, il resto però lo lascio… tanto è solo SPAM.

    Per cui, tornando al tema principale, quanti di voi iniettano vecchi blog, wordpress fallati, commenti, forum e quant’altro con links al fine di posizionare il proprio sito o quello dei propri clienti?

    Tanto di cappello a chi ci sta riuscendo, avete capito che Google è dalla vostra parte, a differenza mia, e che forse è un valore aggiunto che altri player del settore stanno cercando di abbattere. Non fosse altro che esiste Blekko, che ha spopolato con questo intento, e che ormai si avvicendano sempre più spesso articoli autorevoli sullo spam nelle SERP e che in definitiva non se ne può proprio più!

    http://www.seomoz.org/blog/how-organized-crime-is-taking-control-of-googles-search-results

    A quanto pare lo SPAM fà massa critica, genera materiale per creare differenza, genera lavoro per contrastarlo ma anche per generarlo.

    E non dite che “con un buon piano di web marketing non c’è bisogno di usare altre vie” ammettetelo, ammettiamolo, siamo umani e ci piace vincere facile!


  2. Suggerisci agli amici, rimosso da Facebook

    gennaio 22, 2011 by Andrea Infusino

    Navigando su Facebook e gestendo alcune pagine fan mi sta capitando di dare uno sguardo a Facebook diverse volte al giorno!
    Non potevo così evitare di notare che è stato rimosso il link “Suggerisci agli amici” e sono corso a vedere se altre pagine avessero questa caratteristica, anche se confrontandomi con alcuni esperti nessuno sembra aver notato la cosa.

    -image credit: allfacebook.com-

    Zio Google mi è stato d’aiuto anche stavolta: per capire se era un problema mio o un rilevamento fasullo mi sono messo a cercare, prima in italiano poi in inglese. Vi riporto quindi l’articolo http://www.insidefacebook.com/2011/01/21/suggest-to-friend-bug/ dove viene detto che a causa di un bug il link “Suggerisci agli amici”, appunto, è stato disattivato.
    La notizia è stata riportata anche da AllFacebook: http://www.allfacebook.com/facebook-hides-suggest-page-to-friends-feature-2011-01, anzi forse prima di tutti! :)

    Devo ammetterlo: da utente avevo pensato un sonoro AH FINALMENTE!
    Infatti il fenomeno del suggerimento agli amici è molto particolare: alcuni, tra i più sprovveduti amministratori e crudi di questi strumenti, lo usano con troppa disinvoltura credendo che si possa dare una qualche sferzata di vita ad una pagina invitando i propri amici… nulla di più sbagliato! (Altri autorevoli pareri sono stati già espressi a riguardo :) )
    Per cui credevo fosse un modo per introdurre parsimonia in questa attività, spammosa tra le altre, ma da amministratore ho un pò provato dispiacere, proprio perchè i numeri che crescono, diciamocelo, piacciono a tutti -ma anche le conversazioni e le interazioni ;) -.

    Per cui: caro link “Suggerisci agli amici” torna presto! :D


  3. Yiid.it: Your Internet ID, nuovo strumento per i social

    gennaio 17, 2011 by Andrea Infusino

    Ho scoperto da un pò di giorni uno strumento che permette, attraverso l’uso di un unico bottone di condivisione, di esprimere il gradimento/non gradimento di un contenuto sulle principali piattaforme sociali: Yiid.it.

    Mi interessa molto parlarne perchè è uno strumento che si aggiunge al panorama di analisi dei social, proponendosi free e aiutandoci a capire quello che i nostri amici apprezzano o no, creando una rete di pareri utile a chiarirci le idee!
    Molti siti che lo hanno già recensito, inoltre, ne parlano solo come un nuovo plugin di condivisione trascurando a mio avviso una serie più ampia di possibilità e opportunità che questo strumento si propone di offrire: cioè quello di essere un tool di identificazione personale sul web come l’acronimo di fatto dice.

    Se avete 30 secondi per registrarvi e vorreste usarlo per dirmi cosa ne pensate ve ne sarei grato in anticipo perchè ho intenzione di parlarne a valle di alcuni test e farvi avere un feedback più approfondito con un pò di dati alla mano!

    Tornando a noi, quello che mi è piaciuto del progetto Yiid.it è stato un insieme di fattori che vanno oltre la mera curiosità verso il nuovo. In sostanza ho trovato facile da integrare il bottone nel mio blog, ho trovato comodo registrarmi e registrare i miei profili social su di esso e ultimo ma non meno importante, ho trovato molto interessante la possibilità di esprimere un giudizio positivo o negativo su un contenuto. Infatti si parla di Likes, RT e via dicendo come se tutte le piattaforme lasciassero intendere che sono possibili solo azioni positive. Di fatto è una concezione rosea e incoraggiante, in quanto si propone di non imbruttire il web con giudizi negativi, lasciati se mai nella capacità del singolo a commentare e giustificare il proprio mancato apprezzamento di una risorsa.

    Yiid.it permette quindi un’azione integrata, ma non è amico dello spam. Infatti grazie alle impostazioni è possibile registrare i propri profili social sui quali viene inviato un messaggio automatico che riassume il vostro giudizio e il link (ad esempio su twitter ci sono gli hashtag appositi) scegliendo cosa fare in modo rapido e selettivo ogni volta che lo usate.

    Per entrare in azione, voglio subito presentarvi le features di base del servizio:

    1. registrarsi è facilissimo, come lo è ormai in ogni sito. Dopo il login avrete subito a disposizione gli strumenti per integrare Yiid.it alla vostra piattaforma:
    2. Nel mio caso ho scelto l’integrazione WordPress, e sono stato rediretto al plugin corrispondente (http://wordpress.org/extend/plugins/yiidit/). In caso contrario potrete cliccare su other website, accedendo al seguente pannello:
      Quello che volevo mostrarvi, oltre le personalizzazioni di base, è la possibilità di scegliere il messaggio come si vede nella tendina che ho lasciato aperta nel catturare lo screenshot. Coperto dalla tendina il checkbox per mostrare solo i likes o likes & dislikes, chiamiamoli cosi.
    3. Infine è necessario/possibile verificare l’installazione del codice, che come dice il banner è davvero semplicissima, e attendere il popolamento delle statistiche nel seguente pannellino:
    4. Attraverso il sito http://www.yiid.com/stream troverete il vostro stream personale e la possibilità di vedere la comunità e le attività degli gli altri utenti id Yiid che, proprio come premettevo all’inizio dell’articolo, è un utile strumento per capire e orientarsi su cosa c’è di buono nel web.

    Come vi dicevo mi piacerebbe poter tornare sull’argomento, in modo da scrivere altre righe sulle ulteriori potenzialità che lo strumento offre gratuitamente. Ad esempio sono presenti i Deals e l’analisi segmentata dei dati su cui voglio approfondire una serie di considerazioni.

    Yiid.it non fa che allargare e riprendere il discorso sugli strumenti di identità usati nel web. Cito infatti alcuni progetti già esistenti che però non mi pare abbiano deciso in modo dominante il corso degli eventi: OpenID, ClaimID, OAuth. Poi il Facebook Connect invece ha stravolto e preso piede anche in questo scenario, visto che l’iscrizione lì è basata sulla persona e i molteplici modi di integrarlo ed usarlo nei siti web.

    Però credo che la possibilità di avere un’identità aperta associata ad una serie di gradimenti sia uno step aggiuntivo non indifferente al discorso, sicuramente in competizione coi colossi del social media. Ci si chiede spesso se un commento o un gradimento sia frutto di un’azione spontanea o no e tool che analizzano e rendono più genuini i comportamenti degli utenti sono più che i benvenuti. Infatti non sono poche le aziende e gli utenti che sono già attenti alla costruzione di una propria figura sul web, internet come un enorme Second Life, dove non ci si può esimersi dal mettere la faccia sulle cose e migliorare il proprio modo di comunicare sia esso un consenso che un dissenso.