Google e lo spam: ecco perchè a Google piace lo spam

Ogni volta, nelle prime battute del mese di gennaio, si leggono post dai siti che trattano il tema del SEO i buoni propositi per l’anno nuovo: creazione di una to-do list delle attività migliori, quelli che sono i trends da seguire, negli ultimi periodi anche la direzione da prendere in materia di social media e di mobile.

Tutte belle parole e buoni propositi, che però ancora oggi nel 2010, si devono scontrare con un tema molto controverso, personalmente oserei dire leggendario: lo spam.

Ma… cos’è lo spam?
L’evoluzione della specie fà si che un essere vivente per adattarsi alle condizioni dell’ambiente in cui vive muta, suo malgrado. Muta per ragioni di sopravvivenza, per portare avanti la propria esistenza e quella dei propri figli passandogli, pian piano, delle caratteristiche che viste in un periodo più ampio hanno una connotazione più marcata.
Ma non mi sto riferendo allo spam, adesso, ma a chi ha fatto del SEO una passione e/o un lavoro, o almeno parte di esso.

Ecco che definire lo spam diventa una pratica assai più sottile, tanto più lo si cerca di definire in un determinato periodo storico della tecnologia come quello attuale, gennaio 2011. E’ un insieme di tecniche? E’ uno stile di vita? E’ un modo di essere? E’ tutto o niente?

Sembra che l’accezione più diffusa e condivisa del concetto di SPAM sia quello di “un qualcosa di non desiderato, forzato e privo di interesse”. Almeno da quello che rilevo guardandomi attorno. Ma credo che questa considerazione debba abbracciare come minimo la definizione di piattaforma su cui si attua, perchè da questo ne possono derivare una serie di ramificazioni, ed altrettante accezioni, che sono ormai all’ordine del giorno.

Mi è capitato, lavorando su un progetto di comunicazione atraverso il social media, di avere a che fare con una pagina fan da popolare di contenuti. Bene, parliamo con la redazione, stabiliamo una linea condivisa, decidiamo cosa fare quando un utente ci chiede qualcosa, quali risorse segnalare, cosa valorizzare del sito ad essa collegata e quali contenuti condividere.
Ecco che, per una serie di motivi tra cui alcuni anche legittimi, ti ritrovi con un feed automatico e poco più di una proposta “invitiamo i nostri amici, e poi gli amici degli amici e facciamo circolare la cosa”.

Beh allora ecco che una strategia sbagliata su una pagina fan di facebook si tramuta da opportunità a SPAM: notizie pompate, indesiderate, impersonali sono spam!

Ti lanci su Twitter: follow friday, follow back, buongiorno, buona sera, condividi immagini, post, commenti gli ultimi trending topic o quello che passa offline, becchi consigli e consigli tramite la ricerca di twitter, aggiungi nuovi amici e approfondisci con l’interazione.
Bene, feed automatico. Altro spam.

Ne cito un’altra: apri un blog, come questo ad esempio, lo tiri su con link, cerchi contenuti interessanti da ripubblicare, aggiungere punti di vista, lavorare sulla sua popolarità su altri siti e sui social networks, cerchi di farti un nome… e poi? Ti ritrovi 900 commenti automatici tra cui alcuni che risaltano particolarmente all’occhio, e che ti danno il “La” per scriverci su 😛

Trovi che delle vecchie dicerie sono vere, e non sono poi così vecchie, ti trovi un elenco di commenti che fanno capo a siti più o meno popolari, ma con testo ottimizzato, email verosimili. E ti chiedi “perchè lo fai?” -disperata ragazza…-

Lo fanno, lo si fà, lo si continuerà a fare perchè c’è qualcuno che te lo permette. Ancora una volta non conta partire e proseguire bene, ma tirare la corda ed evidentemente si è capito che questa corda è d’acciaio e non si romperà facilemente, pena -evidentemente- la rottura del giocattolo globale: Google -e ora, bannami-. Perchè te lo puoi permettere dove lo strumento è meno personale, più automatico, ovvero su un motore di ricerca, mica su un social netowork: e qui che entra in gioco il doppiogioco -cacofonia voluta-.

Vi mostro ora un’immagine che ritrae i commenti di spam simil-vero che ho ricevuto. Voglio prima fare alcune precisazioni:

1- non guadagno niente dalla pubblicazione di questo post, anzi decreterà soltanto ulteriore impopolarità per chi come me lavora con olio di gomito e suda ogni giorno ogni centesimo

2- non ce l’ho con nessuno in particolare, se non col fatto che ancora una volta il lavoro pulito NON paga

3- se te la senti, puoi usare questa tecnica, ho visto blogger che ci sono cascati e hanno regalato links a questi SEO che sono persone come noi, in mezzo a noi

4- nonostante tutto mi ostino a continuare sulla strada buona per una scelta personale e professionale. Il mio marchio è la mia passione e se anche ora sono molto stanco e moralmente a terra, non riesco ad esimersi dall’appassionarmi e dal continuare a fare le cose con onestà, soprattutto sui social dove qualcuno che ha voglia di social-izzare ancora c’è…

Ecco la lista, crocifiggetemi:

Ai proprietari dei siti elencati, che ritengo sicuramente in buona fede al 100%, consiglio di trovare altre stragie/collaboratori perchè questo se anche possa portare ad un certo posizionamento non giova all’immagine. Ho omesso gli indirizzi IP per motivi di privacy, il resto però lo lascio… tanto è solo SPAM.

Per cui, tornando al tema principale, quanti di voi iniettano vecchi blog, wordpress fallati, commenti, forum e quant’altro con links al fine di posizionare il proprio sito o quello dei propri clienti?

Tanto di cappello a chi ci sta riuscendo, avete capito che Google è dalla vostra parte, a differenza mia, e che forse è un valore aggiunto che altri player del settore stanno cercando di abbattere. Non fosse altro che esiste Blekko, che ha spopolato con questo intento, e che ormai si avvicendano sempre più spesso articoli autorevoli sullo spam nelle SERP e che in definitiva non se ne può proprio più!

http://www.seomoz.org/blog/how-organized-crime-is-taking-control-of-googles-search-results

A quanto pare lo SPAM fà massa critica, genera materiale per creare differenza, genera lavoro per contrastarlo ma anche per generarlo.

E non dite che “con un buon piano di web marketing non c’è bisogno di usare altre vie” ammettetelo, ammettiamolo, siamo umani e ci piace vincere facile!

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4 comments on “Google e lo spam: ecco perchè a Google piace lo spam
  1. admin says:

    UPDATE:
    beh si, gli aggiornamenti arrivano al volo!
    In effetti nel mio articolo ho volutamente tralasciato il discorso di questi giorni in cui Google, nella persona di Matt Cutts, annuncia lotta dura contro lo spam. (http://www.mattcutts.com/blog/algorithm-change-launched/)
    Ma… ma… MA: perchè fin’ora cosa avete fatto?

    Il mio articolo, pur non citando fin’ora quest’anteprima dell’aggiornamento, è perfettamente valido, in quanto a mio avviso fare queste rivelazioni oggi è come ammettere che il problema c’è: l’autorevolezza di Google lo farà rimanere a galla?
    Ma ancora? E per quanto?

  2. fabio says:

    Ottimo post Andrea, soprattutto per il finale aperto che lasci. Anche se il titolo mi confonde un po’ sono abbastanza affascinato dalle tue argomentazioni su ‘come valutare cosa è spam’.

    L’idea degli automatismi, della promozione forzata.. e d’altra parte le necessità aziendali di non perdere terreno. Confermo tutte le tue sensazioni, e ammiro la totale assenza di falso moralismo che altri avrebbero probabilmente esercitato nello scrivere un post del genere.

    Poi va beh, il discorso dei commenti fatti con i bot è un altro discorso e non ci sono dubbi che sia spam, secondo me del tutto inutile fra l’altro.

    Quelle che più andrebbero comprese sono le nuove forme di spamming e le reazioni che fornirà google.. ma proprio su questo, il tuo titolo è molto efficace sul piano del marketing, ma non dirmi che anche tu sei uno di quelli che da addosso a google perchè le sue serp non gli piacciono.

    Perchè personalmente penso spesso che moltissimi siti non meritano certe posizioni, soprattutto quando vado a guardare serp commerciali dove invece mi piacerebbe trovare risorse effettivamente – e soprattutto – informative.

    Ma penso anche che un algoritmo di archiviazione come quello di Google sia assolutamente al di sopra di tutti gli altri finora visti su piazza, anche al netto degli errori inevitabili.

    Anche perchè purtroppo – e penso a Blekko – non mi sembra che la selezione umana – e manuale – potrà mai prendere il posto di quella automatica, e non è affatto vera che siccome è fatta da persone sia meno ‘spammosa’… anzi forse è vero il contrario.

    😀

    Detto questo il più grande bot automatizzato della terra è il googlebot, e se ci pensi fa da dieci anni un’operazione non richiesta da nessuno, cioè leggere e copiarsi in cache il contenuto di tutti i siti della terra.

    Ma – lasciando perdere il ridicolo discorso sulla opt-out che anche Google concede – alla fine della fiera archivia il contenuto e lo rende ‘raggiungibile’ a moltissime persone, svolgendo un lavoro più che utile.

    I commenti dei bot sono spam, ok. Ma siamo sicuri che le interazioni sui social lo siano sempre e altrettanto?

    E poi anche se volessimo essere pessimisti: la pubblicità tradizionale cos’è e come è nata?

    Fino a che punto è creazione di valore aggiunto e informazione di massa e quando diventa cantilena per il rimbambimento collettivo?

    Insomma, ottime le domande e ottime le risposte lasciate aperte, perchè su una cosa del genere l’idea di mettere un punto definitivo sulla questione è del tutto fuori dall’immaginario del possibile. Secondo me.

    🙂

    Viagra e cialis, mi viene da aggiungere (sicuro mi tronca akismet).

  3. admin says:

    ciao Fabio,
    grazie per esser passato da questi lidi! 🙂

    Certo: gli automatismi servono, e come se servono! Ma come ogni cosa va usata nelle modalità e nei luoghi giusti. Questo è, dopotutto, abbastanza pacifico e retorico da parte mia!

    Ma vorrei andare oltre: al tuo commento aggiungo che “si, sono un maialone quando scrivo i titoli dei miei post” 😛
    Inoltre che le SERP mi piacciano o no, ed è umano che mi piacciano quando sono a mio favore e meno quando non lo sono, sono frutto di una serie di calcoli che esulano sicuramente dalle mie furbate o almeno tentativi.
    L’unica cosa che veramente mi rammaricherebbe è sapere che un algoritmo, per quanto imperfetto possa essere se paragonato all’intuito umano, possa tenere in alto certi siti rispetto ad altri e al contempo rilevare che questa è un accadimento saltuario e non sistematico, come mi aspetterei invece. Sia in bene che in male, intendo dire!
    Ecco perchè me la sono presa coi commenti che ho ricevuto: c’è ancora gente che usa tecniche invasive e per me fastidiose, che puoi trovare quindi nelle prime posizioni per quelle SERP competitive che tu stesso citi. In barba al buonismo che si legge nelle guide SEO a destra e a manca, dove si prospetta l’inferno per chi, ad esempio, acquista un mezzo link su di un sito ma poi non gli succede niente se spamma in 1000 blog commenti artefatti.

    Per quanto riguarda le interazioni sui social, ritengo che ad esempio inviare un feed ogni tot secondi su di un profilo di twitter o di facebook non possa essere la scelta migliore. Ci sono anche eccezioni però, dove questo invece è gradito, potrei farti un esempio. Ma questo va sempre condito da un minimo di lavoro umano. Ecco intendo dire che basare una strategia, meglio se virgolettata, di social media marketing sul solo fatto che hai un feed che puoi passivamente sparare su profili secondo me è spam. Concedimelo!

    Se invece ad un’attività automatizzata, dove la condivisione degli stessi articoli non ha un valore aggiunto dalla pubblicazione fatta a mano, ed un’interazione umana attiva, come può essere il porre domande o rispondere a quelle degli utenti nel loro interesse e in quello del brand che si rappresenta, non è di certo spam: è avvalersi di uno strumento che può semplificare il lavoro, anzi risparmiarlo su attività “fredde” e poterlo spendere per attività più “calde”. Qunidi che ben vengano i vari twitterfeed di turno se sono il braccio destro di un’attività sociale vicina agli utenti.

    Un punto fermo poi, è difficile metterlo, credo non solo perchè stiamo parlando di web, materia così tanto in evoluzione ed ad un ritmo elevato. Ma perchè in fondo in fondo lo spam è insito in certi comportamenti umani.
    L’appendere volantini sulle auto può essere spam, creare liste di telefonate automatiche può essere spam, il ricevere decine di email da siti che non conosci è spam, l’arrotino la domenica mattina è spam, e così via!

    Però voglio chiudere rispondendo alla tua ultima affermazione, creando un parallelismo. Dico soltanto che Eminem e George W Bush stanno giocando ai Pokemon, quindi è tutto a posto. 😀

  4. fabio says:

    🙂

    Ah ma sui commenti per carità, nemmeno a parlarne.

    Ad essere proprio sinceri io sui blog ci vado poco o nulla e commento molto raramente, quindi non saprei dirti se funziona o meno per posizionarsi… certo, immagino che farlo con un bot sia un altro paio di maniche, ma appunto… è un’esperienza che mi manca, quindi boh.

    Sugli automatismi nei social o con i feed già se ne potrebbe discutere, e assolutamente ‘ti concedo’ che di ‘spam’ ce ne moltissimo anche lì. Anzi, direi anche di più!

    Però ci sono anche degli aspetti tecnici su cui si potrebbe approffondire il ragionamento…. ad esempio, cos’è un twet per Google, in effetti?

    Non è un testo realmente significativo, non potrebbe esserlo fino in fondo…. è testo molto corto e di tweets ne vengono prodotti troppi tutti i giorni, sarebbe impensabile l’idea di tenerli tutti in archivio (intendo nell’indice primario).

    Però i link contenuti nei tweets possono svolgere in modo moderno ed efficace la vecchia funzione di pinging, nata con le sitemap e poi rapidamente spostata sui feed.

    E non è un caso che proprio google abbia sviluppato su due o tre attori come twitter, facebook e friendfeed il suo ‘comparto’ legato al realtime.

    Cioè, i link postati sui microblog sono la più fresca e la più rapida fonte di nuovi contenuti, tra quelli che vengono prodotti ogni giorno sul web.

    Quindi se vuoi il tuo titolo non è così provocatorio come sembrava all’inizio… a Google piace anche twitterfeed proprio perchè lo usa come ‘segugio’ per i nuovi contenuti, o comunque come tramite tra i blog e twitter, che si occupa di raccogliere e pubblicare i tweet-ping così come te li sto ‘spacciando’.

    Detto questo, spesso si vedono profili twitter assolutamente spammosi, non ci sono dubbi.

    Ma il punto è che dobbiamo fare i conti non tanto con la morale o con il fastidio che lo spam giustamente genera ai nostri occhi, quanto con il modo in cui determinate azioni/operazioni vengono recepite e addirittura ribaltate da questi grandi attori della rete.

    Ad esempio, tutti i social e i motori di ricerca hanno dei problemi di spamming e delle politiche in materia.

    Ma le tecniche e gli approcci cambiano di struttura in struttura, e le cose magari assumono significati profondamente diversi.

    Ad esempio friendfeed è potenzialmente il più grande aggregatore del mondo dopo google news, sarebbe pieno zeppo di contenuti duplicati.

    Ma proprio questa sua capacità di accogliere tutto e tutti ha attirato un’enorme community di veri fruitori, che riversano quintali di contenuti originali e potenzialmente ‘buoni’ sul social, rendendolo oggettivamente qualcosa di molto più sofisticato che non un semplice maxi-aggregatore di feed.

    Insomma, una volta di più le dimensioni contano, e molto spesso cambiano le carte in tavola costringendo gli altri ad adeguarsi.

    Noi seo dovremmo essere delle figure molto ‘laiche’ capaci di comprendere i mutamenti che avvengono e anticiparli, senza dogmatismi o miti ancestrali.

    Poi secondo me la vera ricetta per non fare spam ed avere ugualmente successo è quella di avere dosi sconfinate di fantasia.

    E non produrre quindi ‘carne di manzo triturata in lattine di metallo’, ma ottimi arrosti.

    Alla prossima caro mio, e buon lavoro per domani!

8 Pings/Trackbacks for "Google e lo spam: ecco perchè a Google piace lo spam"
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  5. @seocosenza Mi piace il tuo articolo su Google e lo spam http://yiid.cc/41Iy se ti consola non sei solo 😉

  6. […] This post was mentioned on Twitter by Andrea Infusino, Eleonora Lollini. Eleonora Lollini said: @seocosenza Mi piace il tuo articolo su Google e lo spam http://yiid.cc/41Iy se ti consola non sei solo 😉 […]

  7. […] Discutevo con un amico di spam, tra commenti automatizzati nei blog e posting sui social. Per carità… noi non usiamo nessun submitter automatizzato, nè per le directory nè per gli articoli, come invece fanno moltissime agenzie. […]

  8. […] I social giochetti di Andrea    Google e lo spam: ecco perchè a Google piace lo spam […]

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