Dieci ragioni per cui lasciarsi andare al FollowBack, ma anche no…

Per scrivere questo articolo prendo spunto da una lettura di qualche giorno fà, proprio durante il venerdì giorno molto atteso dagli utenti di Twitter per via del #FollowFriday.
Senza tentare di addormentarvi spiegandovi cosa sia il #FollowFriday, o anche #FF, e quale accezione abbia ormai assunto, voglio riprendere dieci punti per i quali seguire o meglio, ricambiare il follow di un utente su Twitter. L’elenco è il seguente:

  1. Followback degli utenti che interagiscono con noi
  2. Trasmettere fiducia e stima nei confronti dei messaggi letti
  3. Molti dei miei utenti mi ricambiano il follow quando li seguo
  4. Non voglio risultare un guru (pochissimi following e tantissimi followers)
  5. Uso Twitter per ragioni sia personali che professionali
  6. Mi piace leggere dagli utenti che seguo
  7. Creare rete e socializzare è una delle mie strategie online
  8. Non voglio perdermi informazioni importanti che non riuscirei a trovare altrove
  9. Posso sempre e comunque smettere di seguire una persona quando voglio
  10. Me lo dice Klout
Beh… se le cose stanno così, e sembra in effetti rispecchiare una buona media dei comportamenti su Twitter, allora credo che ci siano alcuni punti su cui controbattere fermamente.
Posto che credo i punti 1, 2, 4, 5, 6 e 8 li considero abbastanza vicini al mio modo di vedere ed intendere il concetto di “amicizia” che ammettiamo, sottende a questa forma di interazione sul social network dei cinguettii, credo che i seguenti punti siano molto discutibili. Punto 3: ricambiare non è una cosa sbagliata, ma non bisogna travisare il messaggio di interesse che il seguire conserva. Ad esempio mi sta capitando sempre più spesso di trovare utenti appena iscritti che seguono una grossa mole di utenti, circa 1.000 diciamo, e che in un secondo step filtrano in base a quelli che li hanno ricambiati, defollowandoti dopo pochi giorni. Anche illustri personaggi, ho visto sulle mie penne!, fanno così. Personalmente segnalo loro per spam.
Il punto 7, “creare rete e socializzare”, è molto importante certo. Ma credo che il numero di follower rispecchi il grado di interesse e approfondimento di una materia tanto più quanto questo è basso. Non a caso persone molto popolari offline, come una rock star, è seguita da milioni di utenti. Da un certo punto di vista è giusto che sia così. Ma un utente che sta costruendo la propria identità online e non è una rockstar deve necessariamente proseguire sulla strada della conversazione. Bene, così facendo credo che il numero non possa superare certi limiti fisici, oltre i quali un essere umano si ritroverebbe a stare tutto il giorno soltanto a twittare o rispondere ai messaggi degli utenti. Prendo spunto da questo punto per enfatizzarne questo aspetto perchè secondo me il fatto di seguire, e un pelino meno, quello di essere seguito da troppe persone non è realmente nell’ottica conversazionale a mio modo di vedere.
Il “posso sempre smettere” del punto 9 mi sembra un pò una scusa da fumatore incallito. Gestire un account Twitter può diventare più complicato di quello che si crede e fare una cernita a valle di un discorso troppo di massa (massa di utenti intendo) può portare ad un inesorabile defacciamento del proprio profilo (leggi anche “bordello”) e quindi una conversazione che può perdere facilmente il focus o spesso andare dove non ci interessa.
Infine citare Klout mi sembra un tenerci troppo alle misure… ci siamo capiti. Non è inutile controllare i propri social-scores, ma esistono prove ed esperimenti atti a confermare quanto strumenti come Klout siano fallimentari e quindi basare l’idea di sè e promuoverla in rete per quello che realmente siamo e facciamo.

(tratto e tradotto da http://www.personalbrandingblog.com/10-reasons-why-i-follow-back-on-twitter/)

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